Lella Costa e la sindrome di Gertrude
nov 2nd, 2009 | Di UnaLettrice | Categoria: Libri, NewsNo, non si tratta di un nuovo endemico disturbo influenzale né di un virus che colpisce unicamente le monache. Piuttosto di quell’atteggiamento che porta le persone colpite – come la nota religiosa manzoniana – ad un irrefrenabile impulso a dire «Sì». E, aggiungerei, a buttarsi con entusiasmo della vita con quel che porta. Almeno, questo è quello che ho sentito trasparire dal libro.
Forse c’è anche un lieve, latente femminismo legato alla capacità/al difetto delle donne di non tirarsi mai indietro e di dire sempre di «Sì» anche quando è troppo, anche quando è fatica insostenibile, anche quando (sempre ricordando la nota badessa) le conseguenze non sono piacevoli e si sa. Ma quello che ho sentito di più, ciò che ti fa chiudere un capitolo sorridendo con te stessa, è quel senso di vitalità profonda che porta a dire «Sì» sempre e comunque, perché il no, in fondo, è solo un tirarsi indietro.
Vitalità e positività potrebbero essere due parole per descrivere il libro. Che si legge velocemente, come una chiacchierata al bar. Ma densa, piena, che arriva ma non si ferma alle tristezze del mondo, andando va oltre. Parlando di Gino e Teresa Strada, di spettacoli, di aborto, di carcere, di scarpe, di moda (eh, sì anche di moda)…
Partiamo dall’assunto che Lella Costa mi piace. Molto. Non la seguo assiduamente, purtroppo, ma ogni suo spettacolo mi ha lasciato un segno. Un segno vivo e positivo. Fin dai primi, visti da ragazzina in un auditorium di provincia: uscire con la sensazione di aver speso bene quel tempo di teatro, come l’avessi trascorso con un’insegnante stimata o un’amica di lunga data. Che, di una generazione precedente, ha molte cose da dire e molte vie da indicare.
Ricordo il calore e la solarità con cui mi ha accolta nel camerino, dopo una replica. Io ragazzotta timida ma con la voglia di essere lì e lei così cordiale e accogliente.
Il suo Amleto dell’anno scorso, poi, è stato un tuffo in un mondo parallelo. Ricco, ricchissimo. Un inno alla pace, commovente e disarmante, che avrebbe avuto da insegnare ai migliori Nobel…
Credo che prima che un’attrice strepitosa, sia una donna davvero straordinaria. Solare, intelligente, dolce e ironica ma allo stesso tempo vulcanica.
Tutto questo esce dal libro che abbraccia con calore il lettore. Con una profonda umanità, nel senso più bello che questo termine possa avere, nonostante le disattese di molti nostri simili. Umanità nel senso di universalità e trasversalità, di pensieri e idee… Poesia, pura poesia. Non solo sua, anche di illustri scrittori o artisti da lei letti, incontrati o conosciuti, che vengono citati in gran quantità (quanti libri da leggere!).
E poi la passione. Il libro è impregnato di una passione sconfinata: per il lavoro di attrice-autrice vissuto con impegno e rigore; per quelle figlie e quel marito mai descritti puntualmente (e giustamente, nonostante la moda imperante di esternalizzare tutta l’intimità) ma che ricorrono continuamente e stabiliscono date e “annizero”; per gli amici che ci sono ancora e per quelli che se ne sono andati; per l’amicizia, come valore in sé; per la giustizia e per la libertà…
Un discorso appassionato e divertente.
Da donnA a donnE.
Lella Costa con Andrea Càsoli
La sindrome di Gertrude. Quasi un’autobiografia.
Rizzoli
Euro 18,50






















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