New Moon: l’energia e il diritto di essere giovani
nov 23rd, 2009 | Di UnaLettrice | Categoria: News, SpettacoloHo cercato disperatamente una sala dove la proiezione fosse in un orario improbabile e in lingua originale: allo scopo di godermi le performance reali, certo, ma soprattutto per evitare frotte di adolescenti isteriche di fronte ai loro idoli (nerboruti o anemici che siano). Considerando i livelli medi del nostro inglese, supponevo che un “I can’t live away from you” fosse un sufficiente deterrente.
Non saprò mai se questa mia ipotesi sia vera o meno. E per fortuna.
Ritrovatami in un triste multisala ad un orario da kinder delice, ora credo che senza quei sospiri, quei risolini all’unisono di fronte ad una maglietta tolta con grazia e sensualità o ad un bacio anelato e di poco mancato, lo spettacolo non sarebbe stato lo stesso. Senza quelle emozioni diffuse e per nulla dissimulate, divertenti e divertite, personali e condivise, sarebbe stato diverso e meno bello. Sicuro.
Difficile non ripensare alle energie esagerate e malamente disperse di quando ci si appassionava per un divo; per il compagno di scuola bellissimo e che non ci vedeva; per un’amicizia finita per un tradimento imperdonabile… Uragani di passioni e sentimenti che col tempo frenano e trovano il loro binario per sublimare o semplicemente per addormentarsi.
Non credo a coloro che con malcelata aria di sopportazione dichiarano che «i giovani non sono più quelli di una volta». Sono dalla parte di chi pensa che siano gli adulti a non essere più i giovani di una volta. Credo che questi figli teens non siano niente di più e niente di meno di ciò che devono essere: linfa vitale ed elettrizzata che cerca la sua via – maldestramente, come dev’essere – nell’unico tempo che è stato loro consegnato. Costruito e poi passato da genitori, insegnanti, educatori, viandanti distratti… Da noi. Nessuno escluso dai 30 anni in su. Adulti o quasi adulti. A prescindere dalla nostra volontà. Anche noi, lupi grigi che possono tentare (ma mai riuscire) di sfuggire al loro compito; volenti o nolenti guide ed esempio per tutti i giovani che ci guardano e ci sentono – come solo loro sanno fare – a scuola e in famiglia ma anche al ristorante, al bar, sull’autobus, per strada, al cinema…
Ed ecco la saga Twilight a fornire una nuova occasione di slanci ed entusiasmi collettivi. Qualcuno taccia il fenomeno come ennesimo esempio di divismo isterico: davvero così diverso dal passato? E James Dean? I Beatles? Elvis? O il Dicaprio, straziante vittima del Titanic?
Nihil novum sub sole. L’oggi come ieri.
La regia non è magistrale (brutte le scritte per lo scorrere dei mesi) e ha perso quell’atmosfera soffice e fiabesca del primo episodio ma la storia ancora regge: distrutta dall’abbandono su cui nulla ha potuto, Bella è di nuovo sola, e non per scelta sua. Accecata dall’amore mancato, cerca di riprendersi a caccia di adrenalina e pericoli; va contro le regole, protetta da un amico fedele (e innamorato). Finché ricompare il vecchio amore, l’unico di cui non può fare a meno. E corre a salvarlo, pur sapendo che per lei non cambierà niente e che dovrà rompere le nuove regole, non scritte ma pulsanti sul volto di Jacob. E riesce nell’intento, riscoprendo con sorpresa che quella passione di cui non si credeva degna, è in realtà più forte e sicura di ogni altra certezza.
Banale? Forse. Un grande amore travagliato e a lieto fine (almeno per ora, ma altri due episodi si attendono), come se ne sono visti tanti in questo oltre secolo di settima arte.
Ma è anche una storia che ha qualcosa di più da dire. Perché la protagonista, Bella, è una ragazza semplice, senza make-up che nel tempo libero non va a caccia di vestiti ma di libri. Perché è quella dei desideri inconciliabili e per questo della fatica delle scelte: se oggi fai il passo, domani non potrai cambiare idea; se oggi vuoi stare con Edward, domani non potrai aspettarti accanto Jacob.
Perché crescere vuol dire scegliere. E scegliere vuol dire perdere qualcosa. E perdere qualcosa costa fatica. Molta fatica.
Come costa fatica cambiare pelle e corpo e doverlo accettare, anche se non sembrano appartenerti, anche se non ti piacciono.
Ma sapendo che un padre, una madre, un amico, un’amica… molto potranno nell’aiutare in ogni passo. Dopo una sconfitta, una perdita, un dolore. L’altro può veramente salvarci, se gli permettiamo di farlo. Dall’acqua che annega, come dalla nostra anima che vuole spegnersi.
Forse, invece di denigrare film e libri per teens, guardandoli dall’alto e tacciandoli come di basso profilo, prima di criticare, dovremmo andare a vedere perché hanno tanto appeal. E magari approfittare di queste occasioni che travolgono schiere di adolescenti e giovani e fare proposte nuove. Leggiamo insieme a loro questi testi, un po’ scialbi ma che a loro piacciono tanto. Guardiamo questi film, magari evidenziando come le parole di Romeo assumano un’aria nuova se effuse dal pallido vampiro…
Perché arte, poesia, letteratura possono (devono?!) servire a questo prima di tutto: essere mezzo per educare. Educare a quelle emozioni dirompenti nell’età incerta, così difficili da conoscere, gestire, vivere senza che facciano del male. Non sarebbe male che accanto a Dante, Leopardi, Manzoni ci fossero di tanto in tanto De André, i Green Day e Stephenie Meyer… Magari alla scuola media (come si chiamava una volta), centro nevralgico del diventare grandi…
Encomio agli attori. Al di là del padre/Charlie strepitoso, anche vampiri, lupi e belle addormentate capaci di trasmettere sofferenza, passione, paura, coraggio, cattiveria con credibilità, seppur giovanissimi.
O, chissà, forse proprio per questo.
Scheda tecnica






















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Sul fronte del valore della poesia e della letteratura come strumento dell’educare (e per molto altro ancora), consiglio caldamente la lettura di Umberto Galimberti, L’ospite inquietante. Il nichilismo e i giovani, Feltrinelli, Milano, 2007