«La prima cosa bella» nelle sale del 2010
gen 26th, 2010 | Di UnaLettrice | Categoria: News, SpettacoloPaolo Virzì può piacere o non piacere ma al di là dei suoi meriti (o eventuali demeriti) da cineasta ha sicuramente il pregio di saper sondare e scandagliare i sentimenti umani per poi ridare loro vita sul grande schermo.
«La prima cosa bella» è un altro racconto che ripercorre rapporti tra genitori e figli, tra genitori, tra fratello e sorella, tra marito e moglie, tra moglie e amante… E lo fa con occhio delicato e discreto, ma senza risparmiare la brutalità della sofferenza, fisica o morale che sia.
Attori meritevoli di encomio. Non solo per la prova «alla livornese» da non sottovalutare, ma anche per le performance così credibili e toccanti.
Stefania Sandrelli è Anna, madre morente e sofferente ma che paradossalmente trasuda entusiasmo e vitalità, come ha fatto in tutta la sua vita. Più di Bruno, quel figlio che ama riamata ma che, al contempo, nutre per lei uno strano disagio, nato e cresciuto in un contesto difficile, facilmente equivocabile, contaminato da male lingue che poco o nulla conoscono del cuore delle persone. Un Valerio Mastandrea pacato, fragile, poeta mancato, che ripercorre la sua vita tra i ricordi, i piccoli traumi della scoperta di genitori fallibili, i dubbi sui propri cari, una sorella che mal sopporta e non vorrebbe avere, ma per la quale, poi, si prodiga senza indugi. Claudia Pandolfi è Valeria, sorella minore, giovane donna, moglie e madre, che si è accontentata di una vita semplice, accanto al primo grande amore di gioventù ma che ora, forse, sopporta a stento. Micaela Ramazzotti è la splendida (letteralmente) Anna in giovane età: moglie e madre, ma ancora giovane e ancora bella nei Settanta, si ritrova a vivere in quegli anni una sua emancipazione, tra opportunità e ostacoli, invidie e generosità.
Dario Ballantini è l’avvocato Cenerini: sarà per il sotteso di sacrificio e sofferenza, sarà per la discrasia con i personaggi solitamente interpretati dal caratterista, sarà (forse, pure quella, no?!) per la sua bravura, fatto è che, pur in un ruolo minore, regala una presenza di rara delicatezza e incisività insieme. Marco Messeri è «il Nesi» vicino di casa che vive la vita e l’amore silenziosamente, guardandoli passare dallo spioncino o dal pianerottolo di casa, «bamboccione» della prima ora che gratuitamente si fa astuto complice per riavvicinare due bambini alla loro madre; Isabella Cecchi è la sorella invidiosa e meschina, incattivita da quella stessa bellezza che alla sorella ha dato tanto mentre a lei ha tolto tutto.
Il film è un canto alla bellezza, che apre porte e cuori, anche se non sempre generosi.
È un invito a non abbandonarsi mai a quel non-vivere, anche quando sembra di non trovare le fila, di non avere le risposte.
È un occhio schietto sul peso che i genitori possono arrecare ai figli, anche se li ricoprono di amore e sono convinti di aver fatto solo questo.
È un inno all’amore, come salda via di salvezza.
Commuove, fa pensare, racconta una bella storia… Ditemi se questo è poco.
Una scheda del film.






















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