Franco Ballerini
feb 15th, 2010 | Di Donovan | Categoria: News, SportNon avrei voluto scrivere questo pezzo, almeno non ora ed a ricordo di un giovanottone toscano di 45 anni morto, una gelida domenica invernale, contro un muretto di cemento di una villetta nella campagna attorno a Pistoia, nel corso di un rally nemmeno tanto famoso.
Franco Ballerini non era alla guida della macchina, ma era a bordo in funzione di compagno-navigatore. Il rally era, per dirla alla toscana, la sua passionaccia nei periodi in cui il ciclismo non lo assorbiva full-time su e già per le strade italiane ed internazionali.
Prima di diventare Commissario della nazionale del pedale Ballerini, toscano di Pistoia- classe 1964 - era stato un buonissimo ciclista: professionista dal 1986 al 2001, portato più alle gare di un giorno solo che alle corse a tappe (una sola tappa al Giro in tutta la carriera, a causa anche di un’allergia estiva al polline dura da sconfiggere). La Parigi-Roubaix era stata la Sua corsa: due vittorie (1995 e 1998) più altrettante sfiorate di un soffio. Sul pavè, nella foresta di Arenberg, sugli infiniti e innumerevoli colli spaccagambe, sulle strade dove si respirava la polvere di carbone il buon Franco si trasformava in Guerriero. Bellissime e scintillanti le Sue Rubaix, con cui – il 15 aprile 2001 – chiudeva una più che onorata carriera agonistica (con anche quattro campionati Mondiali corsi, soprattutto al servizio del capitano di turno).
Il tempo di scendere dalle due ruote e di salire, praticamente subito, sulle quattro ruote della ammi- raglia più prestigiosa e difficile da guidare: quella della Nazionale. Prendeva il posto di un altro toscano, Alfredo Martini, suo mentore e giudizioso consigliere oltre che amicissimo nella vita di tutti i giorni.
Pronti-via e subito un secondo posto con Bettini a Lisbona 2001: lì il Nostro capì di avere la squadra più forte del mondo ma non la più unita, la più coesa.
E allora su e giù per kilometri e kilometri, nelle corse, nei ritiri dei vari team, a parlare ad atleti e studenti, a presenziare in ogni luogo dove il ciclismo la faceva da protagonista.
I frutti – splendidi – già a Zolder 2002 con Cipollini portato allo sprint regale da tutta l’equipe finalmente compatta, massiccia, invincibile.
E ancora Salisburgo 2006 e Stoccarda 2007 con Bettini ((suo fratello minore di Toscana).
E ancora Varese 2008 con la sorpresa Ballan (e capolavoro tattico nelle sette, durissime ore di gara).
In più due argenti (Bettini 2001 e Cunego 2008) ed un bronzo (Paolini 2004) senza naturalmente dimenticare l’oro olimpico (ulteriore capolavoro ) sempre di Bettini ad Atene 2004.
Vittorie, ripetiamolo, non frutto del caso ma di un continuo colloquio tra Franco e tutti gli azzurri (certi o probabili) durante tutta la stagione. L’unico aspetto “fortunello” l’avere il Grande Saggio
Martini da consultare nei momenti difficili o quando serve una parola, una frase, un parere che ti fa capire che sei nel giusto, che vedi la faccenda nell’ottica corretta.
Chi sarà (purtroppo) il successore ? Si fanno i nomi di Bettini, Cassani e Fondriest: tutti degni e capaci di interpretare il delicato ruolo, sia per esperienza che per carisma..
Ma per questo ruolo era perfetto Ballerini: competente, umile anche se non era il caso, arguto e tagliente come solo i toscani sanno esserlo.
Una moglie (Sabrina) bella e disperata per un marito che già vedeva poco (ma lo sapeva sin dal giorno in cui si erano innamorati).
Due figli ancora troppo giovani per perdere il padre: Gianmarco, promessa del calcio (scuola Atalanta) e Matteo (guarito grazie a Dio da un tumore che, il più delle volte, può devastare una famiglia per sempre).
Un vecchio detto (contadino? cinese? assiro-babilonese?) dice che “un uomo diventa sempre buono e generoso – in vita- quando trapassa, fosse stato anche una canaglia della peggior specie”.
Non era il caso di Franco Ballerini. Uomo di sport e Uomo nella vita.
A presto con notizie Olimpiche (Vancouver) o rugbystiche (Sei nazioni).
Si vedrà.






















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