29 March 2017

Ciclo 2011/2012

ott 28th, 2011 | Di Donovan | Categoria: Sport

Come dice il proverbio (e se non lo sapete, lo imparerete adesso) “Il giro di Lombardia tutte le corse ciclistiche si porta via….” . Quando ero mocciosio  l’ultima gara ufficiale della stagione era il mitico Trofeo Baracchi che,  tra la fine di ottobre ed Ognissanti, si correva a conometro (ed in coppia) da Bergamo a Brescia. Dopodichè, di corse all’aria aperta, se ne riparlava ad inizio marzo con il Laigueglia e, in inverno, gli atleti  correvano ogni tanto su pista, tanto per allenare le gambe (e incassare qualche buon ingaggio, il che non faceva mai male).

Ora, al contrario, si corre praticamente tutto l’anno e in tutto il Globo con il risultato, scontatissimo, che  un professionista  – prima o poi-  scoppia e deve forzatatamente riposare per recuperare le tante, troppe energie psicofisiche consumate. Manco i cavalli, certe volte, sono così stanchi e stressati (e non stupiamoci – ipocriti che non siamo altro – se qualcuno viene poi pizzicato per doping o porcherie similari…)

Torniamo al nostro, amato Lombardia – vero e proprio Mondiale d’autunno – che, a parte gli scherzi, regala sempre spettacolo ed emozioni forti a noi amanti della bicicletta ( a parte l’arrivo a Lecco che, per noi comaschi sentimentali, sa un poco di tradimento alla tradizione storica  che voleva lo striscione conclusivo da questa parte del Lago).

Dopo 241 kilometri di corsa (e non di passeggiata come a Copenaghen  lo scorso  fine settembre…) vince l’edizione n. 105  lo svizzero Oliver Zaugg (che, chissà perchè, fa venire subito  in mente un succo di frutta) che precede di 8″ il franzoso Martìn e l’ispanico Rodriguez. Quarto, con identico distacco, giunge il nostro Ivan Basso.

Lo svizzerotto Zaugg/Zuegg – nato nel maggio 1981 in un paesino (Lachen) sul lago di Zurigo – è alla sua prima affermazione da professionista e, in fatto di nazionalità, segue il Camezind vincitore del 1998.  Il buon Oliver è sparato via sull’ultima  salita di Villa Vergano (frazione di Galbiate) ed ha tenuto botta sino al lungolago di Lecco. Il cognome sarà pastoso, ma le gambe ed il carattere mostrato in corsa si sono rivelate d’acciao puro. Magari il sempre buon Oliver non vincerà mai più alcuna corsa di primissima importanza (ma noi non glielo auguriamo, sia chiaro) ma, per un giorno, è stato lui l’indiscusso Re.: prosit!

Per noi Italiani è il terzo anno di fila che non vinciamo una Classica che è una e la faccenda , oltre ad essere antipatica, comincia ad essere preoccupante: i giovani di belle speranze ci sarebbero anche ma o si sbaglia totalmente la preparazione o i cosiddetti attributi tardano a farsi vedere (e la seconda ipotesi è probabilmente la meno sbagliata…)

Nel frattempo sono stati presentati ufficialmente al pubblico il Giro ed il Tour 2012.

La Corsa Rosa numero 95 inizia il 5 maggio dalla Danimarca (decima partenza dall’estero) e, dopo ventuno  tappe, finisce domenica  27 con una bella cronometro di quasi 32 kilometri sotto la nostra amata Madunìna.

Le tappe dure, di pura montagna per intenderci, sono state compresse – come al solito – nella terza ed ultima settimana con Cima Coppi al Passo dello Stelvio, arrivo della penultima frazione (e che frazione, con Tonale, Aprica e Mortirolo prima dell’ascesa al predetto Stelvio !).

Le crono sono tre: il prologo nella terra di Amleto, la crono-squadre a Verona (quarta tappa, prima in Italia e dopo giornata di riposo) e l’ultimo atto a Milano.

Non è un brutto percorso, tutt’altro. E’ pacifico che l’impegno a renderlo ancora più bello ed appassionante  è in capo ai  corridori (senza sfidare Alberto Contador che, al momento, ha dichiarato di pensare al Tour, come pure Nibali).

La Corsa Gialla (che di numero porta il  99) comincia, invece, il 30 di giugno anch’essa dall’estero (Liegi) per celebrare il proprio campione il 22 di luglio, sotto i magnifici Campi Elisi parigini.

Due cronometro assai impegantive (di 38 e 52 kilometri, alla penultima in quel di Chartrès), tre soli arrivi in alta quota ed una quindicina di tappe da combattimento come solo il Tour sa offrire al

mondo.

Stranamente la Grand Boucle francese appare meno dura della Corsa Rosa e può darsi che questa sia la ragione per cui la partecipazione al Tour sia preferita da coloro che faticano sui pedali (oltre ai soldini che, da sempre, il Giro di Francia elargisce con più munificità).

Ora, comunque, è perfettamente inutile fasciarci la testa: da qui a maggio hai voglia a  sapere quante cose possono cambiare…

Nell’articolo che verrà largo a moto, motorini, motoroni e macchinoni..

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